La felicità non è felicità senza una capra che suona il violino
La frase
enunciata da Julia Roberts nella commedia romantica Notting Hill è una
delle più note ed abusate quando si parla di citazionismo amoroso. Partendo dal
concetto di citazione sarebbe interessante analizzare il fenomeno nato
con lo sviluppo e la diffusione del cinema che ci porta costantemente a
comunicare utilizzando frasi dei nostri film preferiti. In modo specifico,
queste note e ridondanti citazioni, paiono esserci utili per affrontare dilemmi
amorosi o per colpire il nostro oggetto del desiderio facendo sfoggio del
nostro intelletto. I film sono diventati il nostro bagaglio culturale per
eccellenza. In passato si utilizzava la letteratura per sedurre qualcuno. Al
giorno d’oggi pensieri, situazioni reali e dialoghi passano attraverso 24
fotogrammi al secondo.
Torniamo
a Notting Hill: qual è la sua trama? Il film di Roger Michell racconta
la storia d’amore tra una famosa attrice di Hollywood e un libraio londinese
residente proprio nel quartiere di Notting Hill. Di base, quindi, ci troviamo
davanti ad una vera e propria favola moderna. Nel ventesimo secolo abbiamo
assistito ad un mutamento dei costumi e, in modo più ampio, siamo stati
travolti da un cambiamento radicale del nostro impianto culturale. Questa “piccola”
rivoluzione ha avuto inizio grazie alla nascita del cinema e alla sua capacità
di imporsi sulla mente e sulle scelte delle persone. Quindi non più principi o
principesse, ma divi del cinema e glamour. Notting Hill riassume
perfettamente questa china presa dalla nostra società. Sono caduti i regni, i
castelli pregni di ori e sfarzo e con loro sono morti i cavalieri con l’armatura
splendente e gli eroi romantici. Dal ventesimo secolo in poi pare non esserci
stato più spazio per questo tipo di dialettica amorosa. La nuova favola è
caratterizzata da rulli di celluloide e da primi piani a favore di baci appassionati
tra un comune cittadino/a e una persona definibile impossibile da raggiungere.
Uno dei
più grandi studiosi del concetto di fabula e di intreccio è stato Vladimir
Propp. Nel suo testo più noto Morfologia della fiaba, Propp delinea uno
schema che dovrebbe essere alla base di ogni racconto. Partendo dalle origini
storiche della fiaba sino all’analisi dei riti tribali delle varie società, l’antropologo
russo descrive dei passaggi fondamentali che l’eroe deve compiere per arrivare
alla conclusione della propria vicenda personale e sociale. Il tratto
distintivo di questo schema risiede nel suo dare importanza non a chi sia il
personaggio (a livello di genere o sessualità) ma ciò che il personaggio fa. L’azione
dà ritmo allo schema e gli permette di scorrere creando situazioni che, in base
alle scelte attuate dal protagonista, permetteranno all’intera vicenda di
arrivare alla sua conclusione. Questo vale anche, se non soprattutto, per le storie
d’amore. Storie il cui fine è quello della conquista della felicità. Restando
nel campo nella commedia amorosa, il concetto di felicità è un elemento
primario e imprescindibile dalla sua stessa narrazione. La coppia principale partirà
da una situazione iniziale a loro sfavorevole. Gli ostacoli possono essere
dettati da differenti fattori: classe sociale, i due futuri amanti sono impegnati
con altre persone, i due amanti vivono in città o nazioni differenti o i due
amanti sono dello stesso genere e devono affrontare il trauma del coming out. Da
queste difficoltà nascerà il conflitto, ovvero ciò che permette al film stesso
di mostrarci le personalità dei protagonisti e poter empatizzare con loro. Lo
spettatore deve affezionarsi alla coppia, proprio come un tifoso sugli spalti
di uno stadio, bisogna fare il tifo per questi due personaggi tanto sfortunati.
Seguiremo l’andamento dell’intero film con occhi spalancati, battito cardiaco
accelerato e lacrime agli occhi. Saremo, in un certo senso, la capra di Chagall
che suona il violino. Però, in definitiva, per chi suona questa capra? Le corde
di violino vengono continuamente pizzicate per un unico grande scopo, una delle
conseguenze dell’amore: la felicità.
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