Nunc est bibendum

 Le giornate sono cupe, le nubi si addensano, l'Italia si chiude e la gente sente odore di apocalisse. Tutto ciò potrebbe sembrare l'incipit per descrivere marzo 2020 ma, ahimè, non è così. Parliamo, per l'appunto, di marzo 2021. Oggigiorno possiamo affermare che tutte le memorie e le sensazioni provate durante il primo lockdown stanno lentamente riaffiorando nella nostra psiche ogni giorno più provata. 
Vorrei analizzare un fenomeno che, bene o male, ha coinvolto tutti durante il lockdown e, in certo senso, per tutto l'anno passato e parte dell'anno appena iniziato. 
Oggi parliamo di alcool.

Il trono di spade (HBO - 2011-2019)



Durante i due mesi passati isolati nelle nostre magioni, oltre al lievito madre e alla mozzarella per pizza, abbiamo avuto al nostro fianco un valoroso compagno, il quale aveva la capacità di assumere differenti forme: vino, birra, amaro, whiskey, gin, vodka ecc.. Tuttavia, le bevande in questione non furono per noi solo un sapore in più da aggiungere ai vari cibi preparati con le nostre mani sante, ma furono l'unico sapore.

L'alcool, di per sé, è un elemento molto presente all'interno del cinema e ha ruoli sempre differenti: c'è l'alcool scadente delle feste adolescenziali, c'è il vino rosso da pasto sofisticato e da film gourmet e il whiskey per le storie a stampo mafioso. Possiamo concludere, quindi, che l'alcolico definiva (e definisce tuttora) la personalità del personaggio e il peso che egli/ella avrà con il proseguire della trama.
Persino noi comuni mortali abbiamo un alcolico del cuore che, tempi or sono, gustavamo allegramente in pub e pizzerie. Quell'alcolico, in qualche modo, definisce la nostra personalità. Personalmente parlando, io ho una santa triade alcolica che nasce in base all'umore: il vino bianco entra in gioco quando ho bisogno di ebbrezza moderata, il vino rosso quando ho bisogno di ridere a squarciagola e la birra quando voglio rilassarmi e non pensare nemmeno a questo blog. 

Arriviamo alla domanda cardine di questo sproloquio: durante la pandemia l'alcool ha assunto una forma unica annullando le nostre multiple personalità? 

Sex and the city (1998-2004)

Siamo onesti, passata l'euforia dei canti gregoriani sui balconi, la tristezza ha preso subito il sopravvento lo scorso anno, lasciandoci soli davanti a sentimenti con i quali non c'eravamo mai scontrati prima. E qual è il rimedio immediato per coprire emozioni scomode? L'alcool! La vera protagonista dei social nella stagione primaverile 2020 non è stata la pasta per pizza, bensì la lattina di birra discount. Quei mesi siamo stati capaci di buttar giù quantità di alcool inimmaginabili aspettando solo che l'effetto soporifero del vino rosso acquistato dal pakistano sotto casa ci donasse il colpo finale. Le bevande alcoliche sono diventate un tutt'uno e, con loro, anche le nostre personalità e capacità cognitive. 
La percezione del bere è mutata drasticamente. Persone che prima raramente acquistavano alcolici da tenere in dispensa, oggi si ritrovano le mura piene di squillanti bottiglie di vetro. Certo, questo dipende sicuramente dal fatto che i pub sono chiusi o aperti fino alle 18.00 (e noi siamo persone di classe, non ci ubriachiamo in pubblico nel primo pomeriggio) tuttavia, a mio modesto parere, c'è dell'altro. Parlo a titolo personale, per me bere significava stare all'aria aperta o in compagnia per questo raramente acquistavo alcolici per scolarmeli sola davanti ad un film di Tarkovskij. In data 9 marzo 2021 avere alcolici in casa è diventata, per me, la norma. 
Conclusioni: la pandemia ci sta creando un problema con l'alcool oltre che ad una serie di problemi con noi stessi? Probabilmente sì, ma per alcuni non è ancora il caso di allarmarsi e far volare bottiglie e lattine dal balcone come durante la notte di Capodanno. Forse un minimo di speranza c'è, ovvero riappropriarsi nuovamente di tutte le nostre personalità per farle sfogare. Vero anche che, per fare ciò, bisognerebbe vivere un po' e, per ora, è qualcosa che possiamo solo sognare o vedere in un film.



Ed ora vado a bere.







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