Il paradigma di Lancillotto
"noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quello che ci vinse"
(Dante Alighieri - La divina commedia, Inferno, Canto V)
Tutti noi ricordiamo questi celebri versi. Il buon Dante Alighieri è stato un perno fondamentale dei nostri studi e, in un certo senso, oltre ad essere il padre della letteratura italiana, è anche il padre di tutti noi romantici che vorremo conquistare l'oggetto amato a suon di parole simili a carezze. Tuttavia, senza nulla togliere al Signor Alighieri, per gli appassionati cinefili, la figura di Lancillotto è arrivata grazie a due film molto celebri dedicati al Ciclo Arturiano: Lancillotto e Ginevra (Robert Bresson, 1974) e Il primo Cavaliere (Jerry Zucker, 1995)
Lancillotto e Ginevra (Robert Bresson, Francia, 1974)Entrambi i film ebbero enorme successo, poiché la storia d'amore tormentata tra il Cavaliere prediletto di Re Artù e la regina Ginevra è ancora oggi una delle preferite dalla maggior parte delle persone. Arrivati a questo punto ci chiediamo: perché la figura di Lancillotto ci affascina? Il cavaliere è diventato ben presto un archetipo dell'amor cortese o, in senso più generico, dell'amore tormentato che deve costantemente confrontarsi con un amore (quello tra Ginevra e Artù) che pare essere predestinato e indissolubile. Ginevra, come ben sappiamo, corrisponde i sentimenti di Lancillotto dando il via ad una relazione clandestina.
Ginevra era innamorata di Artù? Da ciò che si evince dal mito, Ginevra sposa il futuro Re di Camelot per volontà del padre, il Re Leodagon. Perché quest'atto di generosità? Perché le armate di Artù avevano liberato delle terre del Sovrano il quale, per sdebitarsi, concede la mano della figlia Ginevra ad Artù, rimasto folgorato dalla bellezza della futura regina. Si è trattato anche di un matrimonio d'amore? Difficile dirlo con certezza, considerando la giovane età della fanciulla. Sicuramente ella fu affascinata da Artù e dai suoi nobili ideali ad ha rappresentato per lei una sorta di primo amore. Ginevra, infatti, diventa un elemento fondamentale per la creazione del Regno di Camelot e siede alla celeberrima Tavola Rotonda come gli altri cavalieri del Re. Tale onore le è concesso poiché il suo spirito è ritenuto nobile e puro come quello di un cavaliere.
Sia nel film di Bresson sia in quello di Zucker, la figura di Artù non risulta mai essere totalmente negativa. Al contrario, si cerca sempre di conservare l'aura del dignitoso Re che governa Camelot con onore e dedizione. Quindi ci domandiamo: come si inserisce Lancillotto nella vicenda?
Nel film di Bresson notiamo subito che l'intento del regista francese non è quello di rielaborare il mito per una corretta trasposizione cinematografica. Bresson fa partire il film da una prospettiva differente, ovvero quella di Lancillotto che torna a Camelot dopo non essere riuscito a scovare il Sacro Graal. Sin dall'inizio della pellicola, si evince che la relazione clandestina tra Lancillotto e Ginevra è sbocciata da tempo. Ciò che differenzia il film di Bresson dal mito è la mancanza di magia. Un esempio concreto è la totale assenza della figura di Merlino. Bresson vuole restituire al pubblico il concetto tangibile di realtà, una realtà in cui gli esseri umani potrebbero esercitare il loro potere decisionale. Potrebbero, ma non riesco poiché bloccati da stigma sociali più grandi della volontà degli stessi (in questo caso parliamo del codice d'onore dei cavalieri e della cavalleria). L'incapacità di sottrarsi a queste convenzioni, conduce Lancillotto alla morte.
Il primo cavaliere, invece, ci restituisce una rielaborazione del mito decisamente pasticciata. Le origini dei tre protagonisti sono differenti rispetto a quelle del mito. Ginevra non risulta essere figlia di Re Leodagon, bensì arriva alla corte di Camelot poiché salvata da un Lancillotto vagabondo e non ancora cavaliere. La figura di Artù, in questo caso specifico, è molto differente poiché lo spettatore si confronta con un Re "anziano" e, per l'appunto, già sovrano di Camelot senza aver avuto né Ginevra né Lancillotto al suo fianco. Nel film di Zucker assistiamo al momento in cui nasce l'amore tra Ginevra e Lancillotto, ovvero l'istante in cui il futuro cavaliere salva la futura Regina da un attacco di mal viventi. A conti fatti, Zucker suggerisce allo spettatore che l'amore tra Lancillotto e Ginevra fosse stato presente prima ancora dell'entrata in scena di Re Artù. Molti miti sono contro questa versione ma, si sa, Hollywood tende spesso a voler consacrare la purezza di una specie di primo amore che deve sembrare sempre inconsumabile.
Ci siamo scontrati con due film che trattano lo stesso argomento, ma lo affrontano in modo totalmente opposto. Eppure, in un modo o nell'altro, parliamo sempre della stessa vecchia storia/una lotta per amore e gloria. Tirando le somme, perché il cavaliere Lancillotto e Ginevra posseggono ancora i nostri cuori? Perché il loro amore non è predestinato, non è il primo e non porterà la pace. Si tratta di un amore e basta. Un legame nato senza una missione specifica, senza un bene superiore. Lancillotto è uno dei pochi eroi che non incarna la figura del primo amore. Lancillotto è, in definitiva, la sintesi perfetta di un uomo che si innamora di una donna e viceversa.
Alcune volte il cinema pecca nel ricordarci questo dettaglio, rendendo il passato di un personaggio una barriera insormontabile tanto da costringere il/la protagonista a non progredire nemmeno negli aspetti più basilari della propria vita. A lungo questo modus operandi è stato spacciato per puro romanticismo. Fortunatamente le cose stanno lentamente cambiando e il colpo di inizio è stato dato proprio da Lancillotto.
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