The point of no return


Past the point of no return
no backward glances
The games we've played till now are at end


Questi sono i versi della canzone The point of no return presente nel noto musical di Andrew Lloyd Webber, Il fantasma dell'Opera. Siamo qui per parlare di musical? Purtroppo (per gli amanti del genere) no. Come da nostra abitudine, partiremo da un contesto cinematografico per parlare di un contesto ben più articolato: la realtà.

Il colore della speranza

Analizzando la struttura filmica o narrativa, notiamo che al suo interno c'è sempre una specie di punto di non ritorno. Non scomoderemo Propp o Vogler parlando di "rottura dell'equilibrio iniziale" o di "prima e seconda porta". Oggi, dall'alto della nostra anarchia, chiameremo questo momento cruciale il punto di non ritorno. Cessata questa retorica pseudo intellettuale, concentriamoci sulla filippica del giorno.

Negli articoli precedenti abbiamo parlato, in un certo senso, di alcuni punti cruciali per comprendere lo stato d'animo del protagonista (aka la popolazione). Abbiamo puntato il nostro dito accusatorio verso l'alcool e verso le chiacchiere sentite tra gli scaffali dei supermercati.
Quindi: qual è oggi il punto di non ritorno? Il colore. In ogni narrazione cinematografica che si rispetti, l'eroe protagonista sarà messo davanti a prove specifiche. Il superamento della sfide comporta un'evoluzione del protagonista, di conseguenza parliamo di un momento di transizione cruciale e necessario. Tuttavia, bisogna sottolineare che l'eroe non compie tutto da solo, bensì ha diversi tipi di aiutanti o motivazioni. Ci può essere la presenza di un collaboratore, di un elemento magico o di una forte motivazione legata all'elemento amoroso o all'onore. Insomma, in un modo o nell'altro, l'eroe non è mai solo. 
Nel contesto pandemico in cui ci troviamo, l'eroe aveva a disposizione diversi oggetti ed elementi di sopravvivenza: le mascherine, l'amuchina, la carta igienica, l'alcool, l'obiettivo di far tornare la propria regione in zona gialla e, da poco, il vaccino. Tutte armi potentissime, che unite avrebbero potuto aiutare il protagonista di questa tragicomica vicenda a reagire. Invece, ahinoi, qualcosa è andato storto e ci troviamo davanti al punto di non ritorno a mani senza aiutanti o oggetti magici. All'eroe sembra tutto vano e inarrivabile. 
Durante la stesura di questa storia, che per comodità chiameremo Le birbanti avventure del Sars-Cov2, qualcosa è andato storto, poiché gli sceneggiatori hanno deciso di far tornare l'eroe al punto di partenza (lockdown) MA, allo stesso tempo, conducendolo davanti al punto di non ritorno. Forse ci troviamo davanti ad un tipo di scrittura post moderna o ad una contemporanea versione del flusso di coscienza cinematografica. In tal caso, alzo le mani. Però, restando in un contesto di sceneggiatura scritta seguendo determinati canoni, la domanda è: come farà l'eroe a superare il punto di non ritorno in questo stato? Mancano elementi essenziali, manca la speranza. E la speranza nel 2020-2021 non è verde, ma gialla (bianca sarebbe utopia). E cosa succede quando si creano situazioni anomale? Succede che il film perde valore, diventa ingestibile e l'eroe è costretto da staccarsi dalla mano del suo sceneggiatore per sopravvivere e andare avanti scendendo in piazza e sfociando in atti violenti. 
Forse la porticina del punto di non ritorno è stata solo scalfita, ma se gli sceneggiatori non decideranno di dare speranza o un elemento magico (vaccino) all'eroe, allora lo scenario futuro sarà quello dell'anarchia e di un eroe perso e fermo al punto di partenza (o di non ritorno). 
















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